
La cinematografia d’animazione nipponica, ci ha abituato fin troppo bene alle speculazioni linguistiche di improbabili robot antropomorfi, antroidi, e protesi biomeccaniche varie, già a partire dal secondo dopoguerra, quando i brandelli rimasti dalle esplosioni atomiche mostravano chiaramente carne viva. La pretesa di voler avvicinarsi il più possibile ad una ipotesi realistica nel funzionamento delle macchine immaginate. L’intento è chiaro: dimostrare ai giapponesi, che il governo era ancora in grado di rialzarsi e difendersi, alla stessa maniera in cui negli Stati Uniti veniva mossa tanta energia per la produzione di film di guerra. Così, se è vero che i prodotti di animazione giapponese avevano intento anche propagandistico e di controllo del morale, è stata anche avviata una ricerca stilistica, per quanto ingenua ed insopportabilmente pop, riguardo avveniristiche meccanoidi antropomorfi. Dobbiamo ricordare che quelli sono gli anni a cavallo delle sperimentazioni metaboliste in Giappone, ed è di notevole interesse ritrovare i caratteri tipici di questa sperimentazione proprio nei film di animazione. Interessante è notare in’oltre, come proprio il Giappone sarà, nei quarant’anni a venire le prime proiezioni, sarà l’apripista dello sviluppo e produzione dei primi prototipi industrializzabili di robot. Da quì , è possibile osservare le evocazioni proveniente dalla cinematografia science fiction di matrice nipponica, sia andata a stimolare poi la ricerca scientifica vera e propria: dopotutto, gli scienziati e gli ingegneri che andranno poi a lavorare in questi ambiti, si sono formati con questi presupposti visivi, ed è del tutto lecito attribuire una importanza fondamentale alla formazione di questi ultimi. Non è poi un mistero che anche l’architettura occidentale subisce la fascinazione del piccolo e grande schermo: i gruppi megastrutturisti degli anni ‘60 e ‘70, come Archigram e Superstudio, nascono proprio da queste premesse.

Fortissima la tentazione di veder recepire il lavoro del gruppo fiorentino dai creatori del film di animazione Appleseed, film ambientato in un’unica città utopica, Olympus, in cui, tagliando le relazioni con un mondo ormai alla deriva, si tenta di creare una società perfetta, in completa armonia con la tecnologia. Proprio come nella Città delle semisfere di Superstudio, dove le menti degli uomini sarebbero state letteralmente servite da automi, rendendo libero l’uomo, ormai ridotto a pura mente, di vagare per il pianeta. È chiaro come i temi che si stanno andando a toccare in questa veloce analisi si addentrino all’interno dei confini del transumanesimo. Infatti, tenendo presente il forte pragmatismo del movimento, è logico considerare il motivo di tanto interesse da parte degli architetti per la scenografia d’animazione, proprio per gli spunti reali che offrono alla disciplina. Un pò come dire: un giorno saremo tutti transumani, meglio capire fin da ora. Per quanto formulata in modo semplicistico, la formula appena citata perde la sua risibilità non appena si fanno fronte casi pratici di applicazione, come quelle delle protesi totali. È chiaro che entro breve saranno disponibili letteralmente dei pezzi di ricambio per il corpo, così come automi per i più disparati compiti, ed è altrettanto chiaro che ognuno vorrà personalizzare con parti automatiche il proprio corpo. Ma il design industriale, è pronto ad offrire un buon range di alternative? Non nell’immediato. Sarà quindi di nuovo il primato dell’animazione e della fantascienza sulle discipline progettuali, le quali, disinteressandosi alle evocazioni provenienti da generi considerati minori, sottovalutano lo shock per mancanza d’empatia che si avrà non appena si diffonderanno tali tecnologie, con la possibilità di un rifiuto post-operatorio. In questo senso, è da considerare il progetto Robot Suit Hal-5, del gruppo nipponico Elm Design, e sviluppato da Cyberdyne, come una speranza di stallo da tale pregiudizio disciplinare. Pregiudizio simile a quelli che precedettero la diffusione delle automobili, e la mancata preparazione delle città e dei cittadini storiche a tale introduzione.










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