.:: Politica/Ponti/Progetti_

29 10 2008
foto di Guido Massantini

foto di Guido Massantini

Come al solito succede quando si parla di opere pubbliche in Italia, anche il 4° ponte sul Canal Grande firmato dall’ingegnere/architetto Santiago Calatrava Valls, denominato per chi non lo sapesse Ponte della Costituzione, ha dovuto subire blocchi, rinvii, problemi burocratici vari, anche a causa (o forse è una conseguenza del volere politico?) della gogna mediatica scatenata all’atto del regalo del progetto da parte dello spagnolo. Mi pare opportuno suggerire il nome del ponte, dato che, sia dai dibattiti mondani dei giornali che da quelli specialistici delle riviste di settore, il ponte vero e proprio è scomparso dalla scena, tanto che viene perfino omesso il nome dello stesso. Il Ponte della Costituzione insomma, ha subito lo stesso processo di smaterializzazione all’interno dei media che è toccato ad altri prodotti culturali di cui alla fine non ne rimane che la vetrina mediatica. Ma quando si parla di architettura, come in altre discipline progettuali, gli interessi economici che sovrastano altre priorità non dovrebbero comunque poter egoisticamente cancellare del tutto l’opera da realizzarsi. Così il giudizio architettonico in se è passato in secondo piano, così come quello effettivamente utilitaristico del ponte stesso, di cui è impossibile negarne l’esistenza trovandosi in un nodo chiave per la mobilità, già assai difficile in una città come Venezia. Questa utilitas dell’opera è stata però negata dagli oppositori della stessa, i quali si facevano avanti con critiche piuttosto insignificanti ai fini di una valutazione oggettiva. Così anche l’insolita accusa di scarsa comodità delle gradinate è stata tirata in ballo sfruttando in maniera quasi truffaldina il pretesto di alcuni passanti scivolati su questo. Peccato che anche negli altri ponti si scivoli, e che ci siano liti anche all’interno degli oppositori del ponte per il motivo per cui si sia scivolati: vetro instabile, o gradini diversi tra loro? In realtà il vetro è stato studiato per mantenere una abrasività maggiore dei lastroni di pietra usati negli altri ponti veneziani, così come i gradini hanno una riduzione graduata così da far abituare il passo. Del resto queste sarebbero delle critiche a priori non pertinenti, dato che anche il ponte di Rialto ha gli stessi problemi. Si è finiti col mettere in bocca a personaggi chiave nella vicenda del Ponte della Costituzione opinioni del tutto divergenti da quelle espresse dagli stessi. Così come è successo per il sindaco della città, Massimo Cacciari, assolutissimamente non ha mai posto opinioni contarie al progetto, anzi affermandone la validità. Questo viene riaffermato diverse volte dal sindaco/filosofo, sia attraverso la carta stampata, più volte sul Corriere della Sera, che su un’interessante dialogo avuto con il direttore di Casabella Francesco dal Cò, nel numero 769. Ritorna dunque attuale anche in questa sede il lavoro teorico di Mario Perniola in Contro la Comunicazione? Certamente sì, ma appunto per non essere in concorrenza con le conclusioni del filosofo italiano è assolutamente il caso di occuparsi di ciò che più dovrebbe premere agli architetti, ossia l’aspetto linguistico.

foto di Guido Massantini

foto di Guido Massantini

Sicuramente il giornale britannico The Indipendent coglie il bersaglio quando fa notare come il Ponte della Costituzione sia assolutamente in controtendenza rispetto alla produzione a cui Calatrava ci ha abituato, evitando quindi supporti strallati o coreografie di cavi ed acciaio. Ma questo non fa sì che Calatrava non si trovi a suo agio in un contesto incredibilmente delicato come quello in cui va ad operare, anzi sembra avere le idee chiare, e propone un segno tanto delicato quanto ricco di sorprese ad un’analisi ravvicinata. Difatti, se è vero che il suolo del ponte è decisamente di basso profilo, nonostante accortezze progettuali notevoli, sono le spalle e la parte inferiore ad essere dotate di maggiore spessore compositivo. Così, come non può accadere negli altri ponti veneziani, quì è proposto un’interessantissimo disegno delle spalle in travertino industriale, prodotto in parte artigianalmente ed in parte con sistema CAM, dove lo stesso ponte sembra doversi sciogliersi in una colata dello stesso materiale lapideo, senza soluzione di continuità, offrendo così anche sedute e lo spazio necessario per la futura Ovovia, trasporto appeso alla struttura per i diversamente abili. Ma l’aspetto sensazionale del progetto è certamente la struttura in acciaio cromato in rosso, differenziandosi ulteriormente dagli altri suoi progetti, dove Calatrava mima quasi l’apertura branchiale di una non meglio specificata razza, tale da far sembrare quasi che il ponte respiri camminando in direzione ortogonale al suo asse. Effetto che non si sarebbe mai potuto avere con una struttura strallata la quale comunque sarebbe apparsa inadeguata. D’altronde, come giustamente ha fatto notare il fotografo dell’architettura Guido Massantini, Calatrava si è nascosto sotto se stesso, ma ha creato qualcosa di nuovo.

foto di Guido Massantini

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30 risposte

30 10 2008
Un fan

Vedo con piacere che hai iniziato a seguire i miei consigli per quanto riguarda lo stile narrativo.
Sempre meglio.. Complimenti.Davvero.
Alla prossima chiacchierata sui massimi sistemi dell’architettura o su cose che anche il fratello ritardato di Forrest Gump riterrebbe demenziali.. Che,comunque,entrambe,almeno con te, sono sempre costruttive.

30 10 2008
FURNITTO.COM

Continuo a non capire perchè in Italia non si riesca ad accettare una “modernità condivisa” a 360 gradi ed ogni volta che si fanno operazioni progressiste (anche se Calatrava le troverebbe normali) si grida allo scandalo. Perchè accettare la modernità in ogni sua forma (anche la maleducazione dei nostri figli) frutto della società odierna, etc, etc, etc, e non accettare con la massima serenità la contemporaneità dell’architettura. L’architettura trecentesca o archiacuta forse non fu mossa dallo stesso spirito? eppure largamente condivisa!

30 10 2008
FURNITTO.COM

Dimenticavo!
Saluti ad Emanuele e complimenti per il post, come sempre attenta è la sua critica.

30 10 2008
dade

complimenti,mi piace molto il tuo post! sarò a venezia fra pochi giorni…ti farò sapere la mia dopo aver visitato dal vivo il ponte! :)

30 10 2008
unaltrasera

tanto rumore, credo, forse perchè in Italia costruiamo un ponte del genere ogni 4 anni, e diventa l’evento, ah, il moderno, oddio, la Tecnologia.
magari a me può non piacere, però ce ne fossero altri sei nuovi, curati da architetti di fama (ma anche non) potrei scegliere quello più bello, quello con le scale meno scivolose, ecc.
idem per il centro delle città storiche, guai a costruire qulacosa di nuovo di
“diversi colori trai quali il nero il verde, il moderno..”

30 10 2008
unaltrasera

così poi chi se ne deve prndere la responsabilità politica tentenna, perchè sembra di stare ai tempi del Direttorio.

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Un Fan:

Bhè caro mio, non posso che arrossire… Grazie mille, da te sono più che accettati! Davvero!

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Furnitto:
Sai, ci ho molto pensato sul “perchè” di questo. In realtà non ho ancora una idea chiara, ma sono portato a pensare che sia in realtà il frutto di una propaganda di architetti e pensatori d’architettura molto conservatori, in qualche modo invischiati con la politica, e che quindi hanno potuto amplificare attraverso di loro la propria voce. Succede quindi che alla gente non piace l’architettura “moderna” perchè semplicemente non sa nemmeno cos’è, e quindi, incentivata dalla propaganda di quel tipo di cui prima, non può apprezzare quel tipo di architettura, perchè non ha gli strumenti per farlo. Tra l’altro la questione del ponte è esemplare: contestato fino alla sua esecuzione dai veneziani, ora che c’è tutti lo amano…

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Ancora a Fornitto:
Non pensavo conoscessi Emanuele! Lo saluto sens’altro! E grazie mille per i complimenti… Non puoi immaginare quanto sorrido (un pò di timidezza devo dirlo) quando leggo complimenti… :)

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Dade:

Grazie mille Dade! Stesso discorso che per Furnitto… :)
Allora non vedo l’ora di sentire la tua! Pure sulla biennale intendo! A presto…

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Unaltrasera:

Già, hai colto il segno! Il fatto è che, nel nostro caso specifico, e di sicuro lo saprai meglio di me, Venezia ha un bisogno di questo tipo di infrastrutture, non posso dire urgente perchè ha ritmi molto sereni, ma comunque si sente proprio il bisogno! Ma non dico di opere ciclopiche, ma anche di minori. Giustamente, offrire varietà alla propria cittadinanza dovrebbe essere lo scopo della mia “casta”, o almeno credo di interpretare così il mio lavoro…

30 10 2008
emmanuelepilia

@ Sempre Unaltrasera:
Ho preferito evitare il discorso politico suggerito nel tuo secondo commento, perchè ti posso reinviare al commento di risposta a Furnitto. Di quì però posso aggiungere il fatto che è tatticalmente conveniente a volte costruire cose tradizionale, perchè di solito le imprese edili “locali”, comunque non nazionali, che spesso hanno dei bei agganci politici, non possono prendersi l’onere di costruire opere complesse, come per esempio il ponte di Calatrava. Quindi, dovendo le amministrazioni garantire il pane (in maniera ovviamente losca) a queste imprese, si preferisce optare altre soluzioni che quelle più logiche, legate al nostro tempo…
Grazie per lo spunto, a prestissimo!

31 10 2008
Leticia Melara

Molte persone a me vicine hanno chiesto un parere sul ‘ponte nuovo’ di Calatrava prima che io avessi avuto la possibilità di vederlo e gustarmelo personalmente.
Che una qualsiasi opera contemporanea sia presa di mira ovunque sia l’insediamento in Italia è oramai innegabile. La reazione comune è da partito preso.
La reazione si rivelata mille volte, come per la chiesa di San Padre Pio a S. Giovanni Rotondo (FG), progettata da Renzo Piano, dove chiunque predica la chiesa povera e modesta quando, per tradizione cattolica, ogni chiesa importante si è sempre distaccata per le sue innovazioni tecnologiche e se non tecnologiche, per delle rivoluzioni di pensiero (S. Francesco D’Assisi). Ricordiamo anche la torre Eiffeil a Parigi, ampliamente criticata nei suoi primi anni ma ora punto fondamentale di attrazione della capitale francese.
Prendendo come punto di riflessione quest’ultimo punto, mentre allora questo era un’innovazione, a Venezia, Calatrava ha solo risolto una problematica. E’ stato chiamato un architetto dalla grande sensibilità e dalla grande cultura europea, e ha svolto semplicemente il suo incarico, rispettando nei colori, nei materiali e tutti i requisiti richiesti, tranne rifiutare se stesso, nascondendosi, appunto come Guido simpaticamente la buttò in battuta quando eravamo a Venezia, sotto al ponte.
Personalmente, meglio far costruire qualcosa dal bagaglio culturale elevato che rispetti il contesto, nonostante sia se stesso, che non un copia incolla del solito rifare il nuovo come il vecchio, anche perché, di vecchio li non c’era proprio niente!

31 10 2008
Leticia Melara

Molte persone a me vicine hanno chiesto un parere sul ‘ponte nuovo’ di Calatrava prima che io avessi avuto la possibilità di vederlo e gustarmelo personalmente, ma non mi sono mai espressa in nessun senso.
Che una qualsiasi opera contemporanea sia perennemente presa di mira ovunque sia la costruzione in Italia, è oramai innegabile. La reazione comune è da partito preso ed è quasi una mania gratuita.
Una reazione simile c’è stata per la chiesa di San Padre Pio a S. Giovanni Rotondo (FG), progettata da Renzo Piano. I fedeli si lamentano per la grande costruzione della chiesa, i commenti più comuni sono che sia troppo ricca, quando, per tradizione cattolica, ogni chiesa importante si è sempre distaccata per le sue innovazioni tecnologiche e se non tecnologiche, per delle rivoluzioni di pensiero (S. Francesco D’Assisi). Ma San Pietro e qualsiasi altra chiesa neoclassica a Roma è ricoperta e ricca quanto meno più che questa chiesa di Padre Pio, dato pittori e scultori di rilievo e anche dato la quantità di marmo e oro che hanno sempre ostentato e utilizzato senza pietà.
Ricordiamo inoltre la torre Eiffeil a Parigi, ampliamente criticata nei suoi primi anni ma ora punto fondamentale di attrazione della capitale francese.
Prendendo come punto di riflessione quest’ultimo, mentre allora questo era un’innovazione, a Venezia, Calatrava ha solo risolto una problematica. E’ stato chiamato un architetto dalla grande sensibilità e di cultura europea (punto da non sottovalutare!), tuttavia ha svolto semplicemente il suo incarico, rispettando i colori, i materiali e tutti i requisiti armonici ed estetici, tranne rifiutare se stesso, ma integrandosi penetrandosi verso la parte bassa, nascondendosi sotto il suo ponte, appunto come Guido simpaticamente buttò in battuta quando eravamo a Venezia.
Personalmente, meglio far costruire qualcosa a qualcuno con il bagaglio culturale elevato che sia in grado di rispettare il contesto, pursempre senza perdere la propria identità, che non indistinguibilmente un copia incolla del solito rifare il nuovo come il vecchio , anche perché, di vecchio li non c’era proprio niente!

31 10 2008
Oculus Perpetuus

Ti ringrazio per l’articolo che mi ha permesso di chiarire alcuni aspetti tecnici che, nei vari resoconti politico-economici della stampa italiana, erano stati tralasciati.

Proprio l’anno scorso alloggiai una sola notte in un albergo a cento metri dal ponte ancora in costruzione, rendendomi conto da una parte dell’assoluta necessità dell’opera per servire quell’area cruciale di Venezia e dall’altra di quanto leggera (ossia poco invasiva) fosse.

1 11 2008
Pilia Emmanuele

@ Leticia Melara:
Ciao Lecci! Sono contento che alla fine anche tu sei passata di quà…
Hai fatto bene a decidere di parlare del ponte solo dopo averlo visto. Infatti è chiaro come questa volta, frutto di una macchinazione d’immagine al contrario, è impressionante vedere come si siano nascosti i pregi figurativi del ponte. Giustamente citi anche il progetto di Piano, che pure è un’opera emblematica molto più di altre nel nostro paese. Purtroppo stiamo rinchiusi in questa bolla mediatica che promuove i “vecchi valori” come l’unica alternativa sostenibile, e purtroppo in questo terribile “gap” sono caduti anche personaggi come Beppe Grillo, il quale giustamente non essendo della materia non può dare un giudizio da professionista. C’è un video su youtube in cui sempre Beppe Grillo commenta l’opera di Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Arata Isozaki a Milano con accuse più o meno ridicole, dove mostra l’nsediamento estensivo in cui dovranno sorgere i 3 grattacieli. La sua accusa è quella della sostenibilità. Sì, peccato che un grattacielo concepito in qualla maniera è senza dubbio più sostenibile di quel consumo assurdo di terreno che si ha con quel “villettaio” ora presente. E poi, come giustamente ricordi, il ponte di Caltrava non ha un impatto ambientale tale da rovinare il paeaggio urbano, anzi, vi si integra con una certa delicatezza e coscienza, senza dimenticare però chi è. Ho sentito da più parti che non sembra un ponte di Caltrava, ed in parte è vero. Ma passarci vicino, osservare il montaggio degli zoccoli e la posizione delle spalle, fa accorgere anche al più scettico che l’autore è lo stesso che ha reinventato il mondo dell’architettura delle infrastrutture.

1 11 2008
Pilia Emmanuele

@ Oculus Perpetuus:
Bhè, più che ringraziare me, dovresti ringraziare il fatto che gli altri ne hanno parlato male: se non ci fossero problemi di questo tipo io di che mi occuperei?
Tra l’altro è assurdo come il fatto che i prezzi siano levitati sembra che sia “colpa” di Calatrava, mentre invece sono stati i continui rallentamenti da parte di ogni ragione (ma si può parlare di “ragione”, essendo questo un termine che rimanda in qualche parte al razocinio?). Tutto ciò io lo trovo semplicemente disgustoso, e non capisco come Calatrava non abbia denunciato alcuni enti per danno di immagine.
Comunque, spero che cambi, non può che cambiare… A presto!

1 11 2008
marco+

“Calatrava è un virtuoso del copiancolla, soprattutto dei ponti!
Oltre tutto, come dimostra bene internet ed il video “l’architetto ed il socialista”, non è nemmeno sto grande strutturista quale si pensa…
Internet è il più grande strumento di demistificazione. Più grande di un lirbo di Nietche.”

mi spieghi… ciao, ciao

2 11 2008
Pilia Emmanuele

@Marco:
mi sono semplicemente riservato di cambiare idea una volta che ho avuto tutti i dati in mano ed ho visto la cosa dal vivo…
Purtroppo sono cascato nello stesso inganno cui parlo nel post… Ancora non sono immune da ciò, ahimè! ;)
A presto Marco!

2 11 2008
Pilia Emmanuele

Tra l’altro posso fare una “critica” (intesa come ambito disciplinare) della mia critica (intesa come accusa):
l’errore del Pilia1 è fondamentalmente l’ingenuità dovuta al principiante che vede nell’architetto una figuara di tipo quasi rinascimentale costretto ad occuparsi ad ogni momento progettuale. Ciò ovviamente è ridicolarmente impensabile, o meglio: è ridicolo solo pensarlo, per cui è importante vedere come siano state le fasi di lavoro a determinare alcune scelte al RUP di turno, che ha dovuto accollarsi tutti gli oneri di turno, ed alla fine, come si vede nel film, nemmeno ricervere il merito…

2 11 2008
Oculus Perpetuus

In merito al tuo ultimo commento, il problema dell’architetto è che vorrebbe creare (quasi) liberamente come farebbe un qualunque altro interprete delle arti figurative, ma è costretto a confrontarsi con i limiti ed i vincoli delle scienze fisiche, economiche e politiche (ed in Italia ci si mette anche la (dis)informazione ).

Il transarchitetto invece no (o solamente in parte alle ultime due), e questo è di certo molto stimolante.

3 11 2008
marco+

Caro Emmanuele, non volevo far emergere la tua prima critica, ma la mia è una semplice provocazione… spesso lanciamo giudizi affrettati senza le dovute veifiche (a volte non abbiamo voglia nè tempo di farlo, è più facile lasciar andare la nostra lingua! e parlo anche per me)
Nel caso specifico veneziano, il Calatrava (bravo ragazzo! ha avuto la pazienza di non dire nulla fino alla fine) non ha fatto certo un copia-incolla, ma ha dato veramente del suo… E arrivo anche a pensare che la responsabilità del lievitare dei costi non sia imputabile “solo” a lui. Mi irrita un po’ che questo sia un costo sociale che abbiamo dovuto accettare, e che invece avremmo voluto che fosse stato, pur alto, semplicemente preventivato, proprio perchè oggi tutti possano coerentemente gioire di questa “vera” opera d’arte.
ciao.

3 11 2008
Salvatore D'Agostino

Leggendo sul mio aggregatore ho notato dei cambiamenti di tono, il post è più organico, in seguito curiosando sui commenti ho capito che il nostro Peja sta maturando in maniera intelligente.

—> Bene Emmanuele,
credo che il malcontento sulle ‘architetture degli stranieri’ è da attribuire al risveglio tardivo degli italiani nel mondo della globalizzazione e la multiculturalità.
L’italiano della seraficità andreottiana, del ’colpo grosso’ Berlusconiano e della sinistra timida, si sta trovando ‘l’invasore’ sotto casa e non riesce ad affrontare la complessità del vivere contemporaneo, come di consueto ama le semplificazioni e gli uomini disonesti.

—> Marco+,
Bertold Brecht invitava a tradire le proprie idee ogni sette anni, dato la giovane età di Emmanuele è permesso farlo ogni sette mesi.

4 11 2008
Pilia Emmanuele

@Oculus:

Bhè, l’architetto di solito è interessato più alla parcella che alla propria libertà. Ahimè devo contraddirti oculus: chi ancora ha un qualcosa che assomiglia ad un alcunchè di etica del lavoro è una netta minoranza, e la propria libertà viene considerata la propria libertà di ricevere un ricco cash… Però giustamente c’è ancora chi ci tiene. E tra questi vi è sens’altro il transarchitetto che può benissimo, ed ontologicamente può farlo, sentirsi libero da qualsiasi preconcetto spaziale o residuale!
Grazie del commento, come al solito acuto!

4 11 2008
Pilia Emmanuele

@ Marco+

Figurati! Mi rendo conto che occorre prendersi la responsabilità delle proprie affermazioni. Questo purtroppo tra i critici italiani viene preso quasi come un optional, e non se ne vede tanta in giro. Poca coerenza, poca onestà intellettuale. Quindi magari si vede un architetto massacrato, e poi per logiche clienterali (oppure viene commissionato uno scritto/saggio/libro/prefazione) viene riabilitato come cardine di un’epoca. Mi rendo conto di aver dato un giudizio affrettato, soprattutto ad un architetto che conosco marginalmente rispetto ad altri. La cosa che mi da fastidio è poi la critica di architettura usata per motivi politici. Questo è incredibilmente disgustoso, perchè, 1) ci fa una non rosea figura il politicante che inneggia allo smantellamento dell’opera (che di solito al livello globale ha una importanza insignificante rispetto all’architetto che invece promuove l’opera in questione, esempio, Alemanno/Piano), 2) ci fa altrettanto non rosea figura la regione soggetto di diatribia (esempio su tutti, Ravello e la vicenda Niemeyer), 3) è un’ennesima occasione buttata nel cestino dei rifiuti. Nemmeno differenziata tra l’altro!

4 11 2008
Pilia Emmanuele

@ Salvatore d’Agostino
Prima di tutto ti ringrazio per l’apprezzamento del post, per me è importante.
Come seconda cosa, è interessante notare come anche questa volta, è la comunicazione che spinge la gente ad avere paura di questo o di quest’altro. Di sicuro gli italiani non sono già di loro aperti al diverso (ma chi lo è, tra le culture tradizionali?), se poi viene aperta una propaganda in tal senso…
Per quanto riguarda la mia possibilità di cambiare parere: mi riserbo un certo range di scelta sul tema, essendo, come ormai mi stanno facendo notare un pò tutti, piuttosto condizionato dalla luna… ;)
Certo è che ogni contraddizione man mano che andrò avanti mi verrà fatta pesare quasi come un’accusa, quindi è necessario un abbassamento dei toni ed un tempo di assorbimento delle informazioni maggiori. Questo per poter confutare meglio le proprie ipotesi di lavoro iniziali. Ed è fondamentalmente questo il motivo per cui sto temporeggiando per scrivere qualcosa sulla nuova biennale… ;)
A presto Salvatore, grazie per il commento!

5 11 2008
Rondoner

io però ho diversi amici veneziani (di cui una architetto, pobresita) che mi hanno assicurato che il vero problema è la cedevolezza del terreno in questione. Motivo per cui un ponte lì non fu mai fatto. Cazzari (non cacciari..) ?

5 11 2008
Pilia Emmanuele

@ Rondone
Mah, in realtà anche dove vi è il ponte di Santa Lucia il terreno è cedevole. Sicuramente questo ha infulito sulla lentezza della realizzazione del ponte, ma la mia malafede da romano mi fa pensare che le cause dominanti siano altre… ;)
Grazie del commento, a presto!

25 07 2012
Federico Sesamo

intervengo pure qui in considerevole ritardo :D da veneziano (anche se solo acquisito, in quanto studente di architettura) voglio farti i complimenti! sei il primo che sottolinea chiaramente i punti di forza di questo ponte. L’attacco a terra, o alle sponde, del ponte non è solo notevole ma è anche diventato nel tempo un luogo, come dire, di socialità: molte persone possono infatti sedersi per aspettare i vaporetti o solo per chiaccherare.
In secondo luogo l’aspetto estetico del ponte è, a mio avviso, molto raffinato e ‘ricercato’, in particolare il contrasto tra la struttura in acciaio rosso e la bordatura dell’arco in pietra d’istria, alla base dei parapetti in vetro.
Detto questo è però indubbio che il ponte presenti svariati problemi: il continuo flusso di persone (la gran parte con carrelli, valigie, carichi di ogni sorta vista la via diretta tra la stazione dei treni e i parcheggi di piazzale roma) mette a dura prova le lastre di vetro dei gradini, rendendo necessaria la sostituzione già di molte lastre. In questo temo che anche il grado di elasticità della struttura giochi un ruolo importante.
Ma, ahimè, il colpo di grazia sarà dato dall’ovovia per i disabili, oramai aggrappata ad una lato del ponte. Qualcuno in questo caso ha parlato di ‘accanimento etico’!

27 07 2012
emmanuelepilia

Caro Federico,
be’, sui blog la dimensione temporale è annullata dal fatto che tutto è sempre immanente… Quindi, perché formalizzarsi?
Ad ogni modo ti ringrazio assai per gli apprezzamenti! Purtroppo la vicenda del ponte di Calatrava, più che tecnica o critica, è una storia legata alla politica, alla volontà di un schieramento di emergere e l’altro di affossare. Non ci sono buoni o cattivi, per il politico è solo questione di consenso. E se il consenso è dato dall’attaccare un’opera di architettura, bene, facciamolo! Avremo 1.000 voti in più! A Roma c’è il caso dell’Ara Pacis, cui il sindaco Alemanno aveva promesso lo smantellamento (!!!), e a Ravello il caso dell’auditorium…
Purtroppo da noi vige una sorta di orgoglio antimoderno che non sono mai riuscito a spiegarmi…
Riguardo i disabili: non mi risulta che, una volta passato il ponte, abbiano vita facile a Venezia… :-)

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