
foto di Guido Massantini
Come al solito succede quando si parla di opere pubbliche in Italia, anche il 4° ponte sul Canal Grande firmato dall’ingegnere/architetto Santiago Calatrava Valls, denominato per chi non lo sapesse Ponte della Costituzione, ha dovuto subire blocchi, rinvii, problemi burocratici vari, anche a causa (o forse è una conseguenza del volere politico?) della gogna mediatica scatenata all’atto del regalo del progetto da parte dello spagnolo. Mi pare opportuno suggerire il nome del ponte, dato che, sia dai dibattiti mondani dei giornali che da quelli specialistici delle riviste di settore, il ponte vero e proprio è scomparso dalla scena, tanto che viene perfino omesso il nome dello stesso. Il Ponte della Costituzione insomma, ha subito lo stesso processo di smaterializzazione all’interno dei media che è toccato ad altri prodotti culturali di cui alla fine non ne rimane che la vetrina mediatica. Ma quando si parla di architettura, come in altre discipline progettuali, gli interessi economici che sovrastano altre priorità non dovrebbero comunque poter egoisticamente cancellare del tutto l’opera da realizzarsi. Così il giudizio architettonico in se è passato in secondo piano, così come quello effettivamente utilitaristico del ponte stesso, di cui è impossibile negarne l’esistenza trovandosi in un nodo chiave per la mobilità, già assai difficile in una città come Venezia. Questa utilitas dell’opera è stata però negata dagli oppositori della stessa, i quali si facevano avanti con critiche piuttosto insignificanti ai fini di una valutazione oggettiva. Così anche l’insolita accusa di scarsa comodità delle gradinate è stata tirata in ballo sfruttando in maniera quasi truffaldina il pretesto di alcuni passanti scivolati su questo. Peccato che anche negli altri ponti si scivoli, e che ci siano liti anche all’interno degli oppositori del ponte per il motivo per cui si sia scivolati: vetro instabile, o gradini diversi tra loro? In realtà il vetro è stato studiato per mantenere una abrasività maggiore dei lastroni di pietra usati negli altri ponti veneziani, così come i gradini hanno una riduzione graduata così da far abituare il passo. Del resto queste sarebbero delle critiche a priori non pertinenti, dato che anche il ponte di Rialto ha gli stessi problemi. Si è finiti col mettere in bocca a personaggi chiave nella vicenda del Ponte della Costituzione opinioni del tutto divergenti da quelle espresse dagli stessi. Così come è successo per il sindaco della città, Massimo Cacciari, assolutissimamente non ha mai posto opinioni contarie al progetto, anzi affermandone la validità. Questo viene riaffermato diverse volte dal sindaco/filosofo, sia attraverso la carta stampata, più volte sul Corriere della Sera, che su un’interessante dialogo avuto con il direttore di Casabella Francesco dal Cò, nel numero 769. Ritorna dunque attuale anche in questa sede il lavoro teorico di Mario Perniola in Contro la Comunicazione? Certamente sì, ma appunto per non essere in concorrenza con le conclusioni del filosofo italiano è assolutamente il caso di occuparsi di ciò che più dovrebbe premere agli architetti, ossia l’aspetto linguistico.

foto di Guido Massantini
Sicuramente il giornale britannico The Indipendent coglie il bersaglio quando fa notare come il Ponte della Costituzione sia assolutamente in controtendenza rispetto alla produzione a cui Calatrava ci ha abituato, evitando quindi supporti strallati o coreografie di cavi ed acciaio. Ma questo non fa sì che Calatrava non si trovi a suo agio in un contesto incredibilmente delicato come quello in cui va ad operare, anzi sembra avere le idee chiare, e propone un segno tanto delicato quanto ricco di sorprese ad un’analisi ravvicinata. Difatti, se è vero che il suolo del ponte è decisamente di basso profilo, nonostante accortezze progettuali notevoli, sono le spalle e la parte inferiore ad essere dotate di maggiore spessore compositivo. Così, come non può accadere negli altri ponti veneziani, quì è proposto un’interessantissimo disegno delle spalle in travertino industriale, prodotto in parte artigianalmente ed in parte con sistema CAM, dove lo stesso ponte sembra doversi sciogliersi in una colata dello stesso materiale lapideo, senza soluzione di continuità, offrendo così anche sedute e lo spazio necessario per la futura Ovovia, trasporto appeso alla struttura per i diversamente abili. Ma l’aspetto sensazionale del progetto è certamente la struttura in acciaio cromato in rosso, differenziandosi ulteriormente dagli altri suoi progetti, dove Calatrava mima quasi l’apertura branchiale di una non meglio specificata razza, tale da far sembrare quasi che il ponte respiri camminando in direzione ortogonale al suo asse. Effetto che non si sarebbe mai potuto avere con una struttura strallata la quale comunque sarebbe apparsa inadeguata. D’altronde, come giustamente ha fatto notare il fotografo dell’architettura Guido Massantini, Calatrava si è nascosto sotto se stesso, ma ha creato qualcosa di nuovo.

foto di Guido Massantini




















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