
Paul Engelmann, discepolo di Loos, fu incaricato nel 1932 da Margaret Stonborough, sorella di Ludwig Wittgenstein, di procedere con la progettazione e la succesiva realizzazione della propria abitazione. Wittgenstein in quel periodo stava passando un periodo di forte depressione, nata da un susseguirsi di delusioni ed insuccessi, e girava voce che stesse meditando un suicidio. Margaret così per tenere occupato il fratello, sfruttando il suo forte interesse per l’architettura (aveva infatti già costruito una baita dove si era ritirato a vivere per un pò, e realizzato diversi mobili per amici viennesi) e la sua simpatia per Loos, incontrato circa quindici anni prima, decise di coninvolgerlo nella realizzazione. D’altronde Ludwig conosceva bene Engelmann, ed intrattenevano un rapporto di amicizia già al tempo della guerra. Ma come in ogni azione buona e giusta, successe l’imprevedibile. Wittgenstein si impadronisce letteralmente del processo progettuale, scanzando Engelmann, e, nonostante in realtà modificò di pochissimo l’impianto pensato dal primo progettista, proseguì i lavori con precisione maniacale. Famoso l’aneddoto in cui alla domanda di un fabbro che chiedeva se anche il millimetro fosse imporante, il filosofo viennese rispose con impazienza: anche il mezzo millimetro è fondamentale. L’esasperazione di tale inutile pedissegua precisione portò lo stesso a far demolire un intero solaio per farlo realizzare 3 cm più in alto.
Che anche i nuovi grandi neofiti dell’architettura si comportino con così tanta ingenua lungimiranza?

Che l’architettura sia uno tra gli hobby di Brad Pitt era certamente noto ai fan, ma che stesse procedendo addirittura con delle realizzazioni, con collaborazioni imporanti come quelle di Thom Mayne, leader dei Morphosis, forse lo era un pò meno. Addirittura, ancora, abbracciando una corrente di tendenza, come quella della bioarchitettura. E, se non fosse ancora abbastanza, sfruttando la sua fama, e la logica di diffusione delle informazioni del web, è riuscito ad attivare un progetto quanto mai lodevole sia per impegno sociale che per concretezza di mezzi. Il progetto in questione è il MakeItRight Project, atto ad un tentativo di soluzione per una questione drammatica: la devastazione della città di New Orleans. MakeItRight Project ha infatti l’obiettivo di ricostruire interamente quello che era il quartiere residenziale di Lower Ninth Ward, tra i più devastati dall’uragano Katrina. Tra gli architetti coinvolti, tanto per usare un’espressione tra le più banali usate dalla media dei critici, tra le più grandi firme dello star system architettonico: Adjaye Associates, Billes Architecture, BNIM Architects, Constructs, Eskew & Dumez & Ripple, MVRDV, Pugh and Scarpa Architecture, Shigeru Ban Architects e Trahan Architects. Pare che si voglia creare un qualcosa di estremamente eterogeneo. Ma, nonostante le ottime intenzioni, i 5 milioni di dollari donati dallo stesso Brad Pitt, lo stimolo offerto ad architetti che altrimenti sarebbero come al solito alla prese con progetti milionari, la volontà “to have a mixture of voices” , traspare una forte ingenuità di fondo che potrebbe minare la fattibilità del progetto.

Che senso ha, in un progetto in cui il carattere speculativo dovrebbe passare in secondo piano, inserire un cast tanto blasonato nel copione? I più malfidati potrebbero sostenere che probabilmente è l’ennesima occasione di avviare un processo di marketing o sponsorizzazione privata di qualche tipo, che in effetti non c’era bisogno di tirare così tanto la mano. Straordinario il fatto che alcuni autori di Gibellina Nuova muovano critiche simili. Il pregiudizio di una professionista vede nell’intrusione a casa propria di un estraneo porta però i detrattori di MakeItRight Project a non studiare cose si sta realmente tentando di fare.
Prima di tutto è quasi del tutto ignorato il fatto che il progetto è basato su donazione libera di privati, donazione a cui partecipano le ditte costruttrici tenendomargini di guadagno molto basso, e che le case costruite saranno poi vendute ai proprietari dei terreni delle case distrutte. Non è lo stesso preso in considerazione nelle critiche il fatto che si sta tentando di realizzare non la solita baraccopoli post terremoto, stile Assisi, ma un quartiere nel quale viene evitata ogni metafisica della morte, ma una allegra, se vogliamo esser severi nichilista, volontà di riscatto da parte della vita, data dalla diversità dei progetti e dal loro cozzare l’uno con l’altro. Niente di utopico insomma, solo un sogno pragmatico per fare un servizio alla società. Per una critica più approfondita non ci resta che aspettare la realizzazione del quartiere. Ma soprattutto i commenti degli abitanti. Sempre che ce ne saranno.

Hi, I’m Dottor Crane and I approve this post.
@ Dottor Crane:
I’m very happy!
Brad Pitt può fare quello che vuole… Da buona fan sapevo tutto… Mi sa che gli tocca un post da me.
Cara Romins, non sono molto daccordo con te… Nessuno può fare ciò che vuole se mette in mezzo il “destino” della gente… In questo caso il tutto sembra una buona cosa, ed addirittura sta procedendo, quindi sotto c’è pure una buona organizzazione! Quindi ben vengano cose del genere!
Brad Pitt… non era lo sciupafemmine??? ora che fà? l’architetto???
comunque sia quando si muovono le star di Hollywood, e quando si arriva a chiamare in causa le archistar per iniziative del genere, mi riesce difficile pensare che qualcuno non ci speculi sù…
forse prima, forse dopo, forse indirettamente… secondo me….
@ archema:
Ma è sicuro! Prima, durante, dopo… Nonostante le buone intenzione, anche se solo indirettamente per immagine, un guadagno c’è… Tra l’altro, se da un lato sensibilizza la gente sul tema dell’architettura, dall’altro lo banalizza…
…e come non potrebbero specularci su!!!
si sono più d’accordo sul fatto che in realtà si banalizzi l’architettura, e che addirittura si metta su un processo (in verità già in atto…e con i suoi attori) di “pop-izzazione” dell’architettura!
cmq il fattore positivo dell’iniziativa rimane…come resta il fatto che un intero ricostruito da grandi firme non può che sensibilizzare l’opinione pubblica verso le qualità dell’abitare architettonico!
@ Dade: decisamente daccordo con te! Purtroppo il progetto nell’insieme ha subito molte critiche, per lo più sciocche… E’ un peccato che si cerchi di mettere i bastoni tra le ruote alla gente in maniera così gratuita…
Un esercizio di stile per le archistar… visibilità per le moviestar. C’è, a monte, un miraggio urbanistico per New Orleans?
Miraggio è proprio la parola adatta! L’ ho detto: questa operazione potrà portare buoni frutti, o disastrose conseguenze…
Per la città, e per la disciplina…
Mi sembra un segno dei tempi: ogni star o VIP di una certa “importanza” deve necessariamente essere anche impegnato in qualche progetto politically correct o che comunque arrechi visibilità alla sua immagine (e magari riesca pure a soddisfare qualche passione nascosta). Oramai i personal manager quasi lo impongono.
Ma anche nel passato, di tanto in tanto, qualche papa o monarca si intrometteva nelle opere che commissionava…fino a risalire a Nerone che volle rifare Roma!
@ Oculus:
Bhè, è proprio così! Infatti Brad Pitt, oltre alle varie unioni con questa o quella associazione, sta anche partecipando alla progettazione di un megalbergosuperlussocinquestelle con uno studio di architettura tedesco che sta effettivamente progettando la cosa. Intanto Brad fa il progetto e si fa il nome nel mondo degli architetti… Poi certo: per fare grandi cambiamenti ci vogliono poteri forti! Vedo questa operazione in modo molto positivo! Ce ne fossero!
L’iniziativa mi pare lodevole.
Sull’architettura e “urbatettura”, o sulla sua reale “ecocompatibilità” (termine che mi mette subito sul “chi va la?”) non mi pronuncio, si vede abbastanza poco.
Comunque, certe critiche mi paiono di prammatica: spesso è l’invidia che le muove. Tutto come previsto dal programma.
@ Biz:
In effetti anche a me: di solito l’ecocompatibilità di un edificio viene resa solo “nominalmente” (ossia dire, “il mio edificio è ecocompatibilissimo” per farlo diventare eco compatibile)… ad ogni modo è vero che era prevedibile l’attirarsi attorno a se di queste critiche, però è anche vero che deleggittimare questo tipo di attività è molto infantile: guardiamo per esempio ciò che è successo a Bagnoli o a Ravello… Ormai sono storia!
Non proprio in tema col post, però l’altro giorno vedendo su una rivista la seguente foto ho riflettuto su alcune cose che avevamo detto qui.
Ecco il link all’immagine:
http://px3.fr/winner/zoom.php?eid=4224-08&uid=3226326&count=1
E’ una delle foto vincitrici di un concorso fotografico. La foto appartiene alla serie “TWO MILLION HOMES FOR MEXICO” di Livia Corona e che costituisce un viaggio nelle nuove soluzioni architettoniche delle affollate periferie messicane.
Un commento alla foto mi ha colpito “Adaption becomes a mechanism for survival”…
@ Oculus:
Bhè, la mia paura è che New Orleans diventi proprio una cosa del genere: migliaia di minuscole casette tutte diverse ma tutte uguali, sparpagliate per tutto il territorio della città… Spaventoso!
PS: Bellissime le foto, grazie della segnalazione!