THE CUBE
Pochi film fanno un uso della scenografia come elemento portante della storia in atto come THE CUBE.
Claustofobico, paranoico, il cubo sembra essere il prodotto di chissà quale mente perversa, interessata ad esperimenti che poco hanno a che fare con lo scientifico. Ma non è questo ciò che interessa del film. La sceneggiatura è ridotta all’osso, ma le poche battute sono più che sufficienti a delineare i caratteri di ogni attore, e c’è spazio anche per qualche riflessione. La fotografia è un capolavoro, ma opera a supporto di quello che è in realtà il vero soggetto del film: la scenografia. Se volessimo andare sul tecnico, il prezzo non sarebbe nemmeno troppo alto per ricreare un cubo, poche travi T, pannelli transclucidi, neon… Ma in questa complessità matematica qual’è il cubo, prima vera transarchitettura mai intuita, cosa potrebbe trovare più spazio se non il cubo stesso?
Claustofobico, paranoico, il cubo sembra essere il prodotto di chissà quale mente perversa, interessata ad esperimenti che poco hanno a che fare con lo scientifico. Ma non è questo ciò che interessa del film. La sceneggiatura è ridotta all’osso, ma le poche battute sono più che sufficienti a delineare i caratteri di ogni attore, e c’è spazio anche per qualche riflessione. La fotografia è un capolavoro, ma opera a supporto di quello che è in realtà il vero soggetto del film: la scenografia. Se volessimo andare sul tecnico, il prezzo non sarebbe nemmeno troppo alto per ricreare un cubo, poche travi T, pannelli transclucidi, neon… Ma in questa complessità matematica qual’è il cubo, prima vera transarchitettura mai intuita, cosa potrebbe trovare più spazio se non il cubo stesso?
Invece non trovo che bisogna essere così pessimisti, i viaggi sul calcestruzzo servono anche per costituire le onde di raggi insignificanti che danno senso all’evocazione epidermica del tracciato. In quanto impariamo a giustificare ogni gesto, quasi come se fosse vietato esprimersi, Nell’accademia dove ci troviamo ce lo dicono chiaro e tondo: MAVAFFANCUBO!
Leticia Melara
Non c’è mica bisogno di giustificarli i gesti: basta essere paracubi…
Abbiamo parecchie cose in comune, Emmanuele. Ho visto -e gustato- the cube, e ti consiglio di vederti anche hypercube, in cui la trappola diventa iperspaziale, con tutte le complicanze del caso…
ciao
Apolide
Eheh… caro Apolide, lo avevo notato visitando il tuo blog…
Hypercube? Visto, che domande!
Non capisco…questo articolo avrebbe dovuto intitolarsi “3″!
[...] al Bar sport su Viale Italia, ed ho offerto loro un caffè (uno ciascuno, per un totale di tre! … 1+1+1). A dire il vero non abbiamo concluso un granché, ma lo sforzo non è stato vano (dico sforzo [...]