
Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del nuovo millennio, un vasto numero di critici, teorici e progettisti, iniziavano a discutere sul ruolo che avrebbe dovuto occupare l’architettura in una nuova contestualizzazione del cyberspazio. Quasi senza un progetto iniziale, partirono parallelamente tutta una serie di iniziative che avevano come unico tema quello del virtuale. Conferenze, mostre, libri, traduzioni di testi chiave ed altro. Qualsiasi cosa avesse a che vedere con il tema veniva inserito nel programma. Non importa se si trattasse di visioni contro, spettacoli musicali, perfomance, l’importante era partecipare a quella che doveva sembrare l’inizio di una vera e propria stagione culturale italiana.
Ma ad un certo punto, il ritmo di questo manifestarsi d’interesse inizia man mano ad affievolirsi, tanto da far quasi sparire le tracce del dibattito nelle riviste.
Questo perchè?
A quanto pare, nel periodo trascorso tra il 2001 ed il biennio 2005/06 tutta una serie di concause fecero si che l’attenzione degli studiosi si spostasse da tutt’altra parte. L’attacco alle Torri Gemelle, il consolidarsi dell’Unione Europea, il crescente interesse da parte dei media sul tema della sostenibilità ambientale, con la conseguente rivalutazione delle pratiche glocal, fece sì che le difficili astrazioni ed i filosofeggiamenti della maggior parte dei teorici italiani ebbero una grossa svalutazione in termini di popolarità.
Ma questo rallentamento fuori dai confini nazionali non si è verificato. Anzi, quello che agli inizi era nata come una semplice speculazione puramente estetica, inizia ad avere le prime applicazioni funzionali, anche se per ora unicamente a fini ludici e promozionali.
Ciò che era già stato tentato senza successo, la messa in rete di una vera e propria architettura che rispondesse a criteri derivati da un’estetica del virtuale, oggi è facilmente attuabile grazie alla diffusione della banda larga e degli sviluppi dell’ingegneria informatica in campo telematico. Addirittura, superato la prima fase di approccio del web 2.0, si sta ora tentando di sperimentare la possibilità di poter utilizzare software condivisi, online, in tempo reale con altri utenti.
Second Life, in questo, può essere considerata come l’esperienza ad oggi più rappresentativa di questa tendenza. Non si sta parlando di condividere dei file che verranno modificati dai diversi utenti in tempi diversi e senza accordo, ma di un vero e proprio spalleggiarsi in tempo reale nella modifica e creazione di file, utilizzando non necessariamente lo stesso software, vedendo addirittura il cursore del collega estemporaneo muoversi affianco al nostro.
Se il concetto che poteva riassumere il Web 2.0 era riferita alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati, questo nuovo approccio, che non sostituisce, ma si integra al precedente, quasi ne fosse parte, fa capo ad un fare collettivo che ha quasi dell’artigianale.
Approccio questo nato, non a caso, da un’idea di due Transarchitetti, Hani Rashid e Lise Anne Couture, autori delle prime transarchitetture commissionate. Tra le più importanti, certamente da segnalare il NYSE, il corrispettivo transarchitettonico del fisico Wall Street, pensato come la trasposizione visuale dei dati degli andamenti azionari. Sorpassando sulle conseguenze teoriche che potrebbe avere questa operazione di meta-virtualizzazione (rendere virtuale quello che già lo è), la spettacolare proposta del duo degli Asymptote non potè essere realizzata: difatti il NYSE non riusciva ad essere caricato correttamente dagli allora lentissimi server. A distanza di quasi dieci anni però le intenzioni iniziali vengono riprese in considerazioni, tanto da diventare simbolo, in questa personalissima sede, del prossimo futuro trend.
Il progetto fu abbandonato, ma resta oggi, più che un punto di riferimento, una motivazione per i teorici nostrani a riprendere la ricerca, in vista di una ridiscussione teorica di un obiettivo per l’architettura digitale, intesa ora (nuovamente) non come seppur stimolante scavo archeologico tra infiniti aneddoti compositivi, ma come una nuova tipologia edilizia. La sfida è stata lanciata, occorre a noi raccoglierla.


















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